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Il
contesto del territorio, su cui si estende oggi il Comune
di Castel Giorgio, nell’ era Terziaria o Cenozoica, altro
non era che un golfo sommerso dall’ odierno mare Tirreno,
nel quale sboccava il fiume Tevere. Dal fondo di questo golfo
emerso,verso la fine dell’ era suddetta (Periodo Pliocenico),i
vulcani oggi denominati Volsinii con quattro crateri maggiori:
Latera, Monterado, Montefiascone e Torre Alfina. Ma i coni
eruttivi minori dovevano essere innumerevoli, forse 94 secondo
uno studio geologico del primo novecento, valido ancora oggi
per l’ accuratezza dei rilievi. Nel primo periodo (Pleistocene)
della successiva era Quaternaria (o Neozoica), caratterizzata
da prevalente attività vulcanica, dalla corona di vulcani
principali e dalla miriade di bocche secondarie uscì tanta
materia da svuotare uno strato del sottosuolo. Altrettanta
materia si depositò in superficie, formando i rilievi su cui
si ergono oggi Orvieto e Rocca Ripesena, l’ altopiano dell’
Alfina ed altri. Quando la quantità di queste lave di questi
tufi eruttati raggiunse un certo peso, il tutto sprofondò
nelle cavità sotterranee: un’ implosione e non una esplosione;
un ripiegarsi della materia su se stessa, una valle aspra
formatasi a cerchio sotto la corona dei vulcani principali.
Poi venne la pace geologica, anche se relativa, perché manifestazioni
eruttive si ebbero anche successivamente. L’ ultima di queste
si sarebbe verificata, secondo quanto ci tramanda Eusebio
di Cesarea nel suo “Cronicon”, circa 3500 anni or sono. Tale
notizia è riportata anche da Tommaso Boenzio (De antiquo et
novo statu Italiane, cap. III°), il quale, concordando sostanzialmente
con Eusebio, scrive che tale eruzione avvenne 700 anni circa
prima della fondazione di Roma.
E’
in dipendenza di questa sua origine vulcanica, che parte del
substrato del territorio del Comune di Castel Giorgio, deriva
da prodotti di disfacimento delle formazioni piroclastiche,
che costituiscono coperture eluviali e colluviali. Di tale
area fanno parte, a sud della statale 74 maremmana, le zone
che interessano i poderi Montebello, Puntone Medori e Pratostaffa,
oltre che la località Macchia Grossa, a nord la località cerreto
fino al podere Palombaro
e le località Citerno, Case Rosse e Fischio; ad est la località
casa Putrella. Le zone poste al limite sud del territorio,
che da un punto di vista altimetrico sono le più elevate,
hanno il substrato del terreno composto da prodotti di esplosione:
lapilli varicolosi stratificati e scorie più o meno grossolane
, a volte cementate con cenere e brandelli di lava. Queste
formazioni interessano un’ area abbastanza vasta che si estende
da Montalfina al Poggio
Pocatrabbio, dal Pianale a Macchia Grossa. A Nord della statale
74 Maremmana, da Pratostaffa a Casa Perazza, nelle località
Pozzo, Pozzarello, Pianguido e Casa Pisana, il terreno è costituito
dal disfacimento di materiali tufacei dell’ apparato Volsinio
con alternanza di tufi terrosi giallastri, sabbie vulcaniche
grigiastre e pomici gialle e avana. Nella stessa area sono
presenti anche colate di leucite nefritica. Ancora più a Nord,
alla fine dell’ altopiano ed all’ inizio della valle del Paglia,
possiamo trovare terreni originatisi da sustrati colluviali
e, più a valle, ricoperti da strati argillosi.
Il
terreno agrario presenta, in linea generale, buone caratteristiche
fisiche, ma non altrettanto buone caratteristiche chimiche.
E’ ricco di Potassio ed in certe zone presenta caratteri tipicamente
acidi specialmente dove è più intenso il dilavamento da parte
delle acque piovane. La fertilità agronomica non è delle migliori,
anzi in molte aree è piuttosto scadente e, anche in relazione
agli aspetti climatici è necessario intervenire con concimazioni
e lavorazioni appropriate ed opportune.
--Tratto dal
libro "CASTELGIORGIO e i suoi 500 anni" di Enzo
Prudenzi--
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